L’Inetto occupa un ruolo centrale nella narrativa di Svevo,
è colui che si sente inadatto a vivere, non ha scopi, non occupa ruoli nella
società non riuscendo a dare senso alla propria vita. Soffre il disagio del
‘900.
È sempre un eroe sconfitto apparentemente simile ai
personaggi vinti rappresentati da Verga, ma esiste una notevole differenza:
mentre la sconfitta dei vinti era da imputare esclusivamente
all’ambiente, il fallimento dell’inetto
è la frattura venutasi a creare tra l’io e la realtà all’interno dell’uomo con
la scoperta dell’inconscio.
Italo Svevo nel comporre le sue opere, forse, non si rese
conto che stava per introdurre le caratteristiche di una malattia che avrebbe
occupato la psicologia umana per tutto il ‘900 sino ai giorni nostri.
I
personaggi presenti e descritti nelle tre opere di Svevo, ma soprattutto quelli
de “La coscienza di Zeno”, rispecchiano, psicologicamente parlando, l’uomo del
ventesimo e ventunesimo secolo. Perché diciamoci la verità l’angoscia e la
tristezza, oramai, sono un elemento sempre più presente nella psicologia umana;
che sia per casi socialmente attuali o personali, comunque è un fattore
psicologico sempre più presente nel nostro inconscio.
Svevo ha sicuramente dato un contributo alla psicoanalisi,
descrivendo un lato nascosto delle emozioni che a volte si risvegliano dalle
stanze più profonde dell’inconscio
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| Italo Svevo, Inettitudine, Letteratura italiana |

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