sabato 4 aprile 2015

Delitto e Castigo - Fedor Dostoevskij e l'Uomo Eccezionale

Può un omicidio divenire, per un uomo, un strumento per dimostrare di essere "Uomo Eccezionale"?
La risposta è si! 
Delitto e Castigo di Fedor Dostoevskij ci mostra una San Pietroburgo infernale, abitata da una popolazione degradata dalla povertà e disperazione.
Il protagonista, Raskolnikov, è uno studente espulso dall'università, egli decide di ammazzare una vecchia usuraia, proprio appunto, per dimostrare a se stesso di essere un uomo eccezionale, il quale per raggiungere l'obiettivo è capace di ammazzare, riservandosi un posto speciale nella storia, proprio come i grandi personaggi.
Raskolnikov  non sa però che dovrà fare i conti con il rimorso e il tormento della coscienza.
Colpa, condanna ed espiazioni sono i capisaldi di questo bellissimo romanzo, classico della letteratura russa.
Consiglio la lettura!
Fedor Dostoevskij, Delitto e Castigo, Letteratura Russa


mercoledì 25 marzo 2015

Davide Lisi & Lo stomaco delle farfalle

Sono le 23:53 del 25 marzo 2015, diciamo quasi 26.
Mi trovo ad intervistare Davide Lisi, carissimo amico, scrittore e poeta di Ostuni.
Mentre la notte ci avvolge  colgo l'occasione di porgergli un po' di domande sul suo pensiero poetico e ovviamente sulla sua ultima opera: "Lo stomaco delle farfalle".

Io: Che approccio ha con il mondo esterno la tua ultima opera "Lo stomaco delle farfalle" o che approccio tu vuoi che abbia?

Davide: Gran bella domanda! non saprei. Vorrei fosse spontaneo, forte, duttile e profondo, un balsamo all'anima, pugni e carezze, un ventre materno in cui rinascere secondo propria volontà.

Io: Invece cosa pensi che dovrebbe accadere nell'introspezione di chi lo legge? So che è una domanda difficile, ma va bene anche un tuo punto di vista, ne hai tutto il diritto essendo padre di questa opera

Davide: Credo si guardi allo specchio. Spesso rompo la quarta parete e parlo al lettore. Inevitabilmente le medesime domande che gli pongo, me le sono lanciate addosso, indi per cui, si troverà in mondi in cui è pagato solo il viaggio di andata. Spero torni con occhi sazi e innamorati più di prima.

Io: Hai appena detto che rompi la quarta parete,dicendo ciò  mi fai pensare ad un'evoluzione del tuo essere scrittore. Prima scrivevi circondato da tre pareti? Oppure il distruggere la quarta parete fa parte della tua poetica? Inoltre cosa intendi con il termine "pareti"?

Davide: Scrivere è come essere sul palco di un teatro, le pareti sono il contesto, la struttura pratica e cosmica che hai delineato intorno a te, quasi del tutto, a livello inconscio. Non immagino quasi mai un pubblico davanti a me, diversamente, perderei una purezza che è sacra. La quarta parete è per l'appunto il contatto con l'altro. Il pubblico, quando scrivo, sono sempre le moltitudini che contengo, anzi, per esserci precisi, che mi contengono.

Io: Sin dall'inizio hai sempre sfondato la quarta parete oppure è il prodotto di un tuo maturare poetico?

Davide: Credo sia un atto nato in principio. Nessuna delle prose o racconti (come si vogliano chiamare) è nato con una struttura o un'idea definita, quindi anche rompere le pareti, è frutto di premeditata intenzione.

Io: Parliamo un po' della tua opera e del suo impatto con la gente. Ho letto che con "Lo stomaco delle farfalle" è stato messo in piedi un tour di presentazioni in varie librerie e circoli privati. Come ha reagito la gente?

Davide: Si, sto girando un pò con la mia carissima Antonella Grego e l'autrice della copertina, Annalisa Zaccaria. Due persone fantastiche con cui condivido e cerco spazi in cui provare a far conoscere ciò che scrivo e imparare da ogni evento ed incontro. La gente ha reagito bene, molto più del previsto.ne sono davvero felice. Non tanto perchè piace, quanto perchè crea dibattiti, muove le coscienze. Insomma è un viaggio. Di cui ognuno può diventare regista ed attore.Se anche solo una persona ha questa sensazione, leggendo il libro, allora posso dirmi soddisfatto.

Io: Ti faccio un'ultima domanda! Cosa pensi sia più giusto? "Il pensiero legato all'anima? O viceversa?"

Davide: L'anima che ama il pensiero; amore  vuol dire "senza-morte". Non esiste l'amore non corrisposto, amandosi, non hanno bisogno di legarsi. Il tempo svanisce e con esso ogni paura. L'unico legame diventa, per l'appunto, la libertà.

Io: Risposta sorprendente! Davide grazie per la tua disponibilità! Buona Fortuna per lo "Stomaco delle Farfalle" e per il tuo futuro da scrittore!

Davide Lisi, Lo stomaco delle farfalle



giovedì 5 marzo 2015

L'inettitudine - Malattia del '900 e dei giorni nostri

L’Inetto occupa un ruolo centrale nella narrativa di Svevo, è colui che si sente inadatto a vivere, non ha scopi, non occupa ruoli nella società non riuscendo a dare senso alla propria vita. Soffre il disagio del ‘900.

È sempre un eroe sconfitto apparentemente simile ai personaggi vinti rappresentati da Verga, ma esiste una notevole differenza: mentre la sconfitta dei vinti era da imputare esclusivamente all’ambiente, il fallimento dell’inetto è la frattura venutasi a creare tra l’io e la realtà all’interno dell’uomo con la scoperta dell’inconscio.

Italo Svevo nel comporre le sue opere, forse, non si rese conto che stava per introdurre le caratteristiche di una malattia che avrebbe occupato la psicologia umana per tutto il ‘900 sino ai giorni nostri.

I personaggi presenti e descritti nelle tre opere di Svevo, ma soprattutto quelli de “La coscienza di Zeno”, rispecchiano, psicologicamente parlando, l’uomo del ventesimo e ventunesimo secolo. Perché diciamoci la verità l’angoscia e la tristezza, oramai, sono un elemento sempre più presente nella psicologia umana; che sia per casi socialmente attuali o personali, comunque è un fattore psicologico sempre più presente nel nostro inconscio.

Svevo ha sicuramente dato un contributo alla psicoanalisi, descrivendo un lato nascosto delle emozioni che a volte si risvegliano dalle stanze più profonde dell’inconscio
Italo Svevo, Inettitudine, Letteratura italiana